consigli-utili

CONSIGLI UTILI

ANAGRAFE CANINA

Secondo la Legge Regionale 43/85, 90/98 e 41/02, in ogni comune è stata istituita l'Anagrafe del Cane. Tutti i proprietari e i detentori a qualsiasi titolo di cani devono provvedere entro il 60° giorno di vita dell'animale (o entro 15 gg. dalla entrata in possesso) all'iscrizione degli stessi all'Anagrafe Canina.

L'identificazione dei cani iscritti all'Anagrafe Canina si effettua mediante inoculazione di un Microchip nella regione sinistra del collo.

A differenza del vecchio "tatuaggio" il microchip non si deteriora nel tempo.

Il microchip non provoca reazioni avverse, rimane in sede, inalterato, per tutta la vita del cane, leggibile tramite un apposito strumento il "lettore di microchip", che basta avvicinare alla zona di inoculazione.

L'apposizione del microchip è molto semplice e non provoca dolore nel cane.

Per l'iscrizione all'anagrafe canina e inoculazione del microchip è necessario che il cane sia accompagnato dal legittimo proprietario il quale deve esibire i seguenti documenti:

- Documento di identità del proprietario del cane in corso di validità.

- Tesserino del codice fiscale del proprietario del cane.

- Libretto del cane.

VACCINAZIONI DI CUCCIOLI E GATTINI

Cani

La madre, tramite il colostro, fornisce al cucciolo una protezione verso molte malattie infettive, però questi anticorpi ‘passivi’ tendono a diminuire nei primi mesi di vita. Per questo è importante programmare un protocollo vaccinale che inizi intorno al secondo mese di età, in maniera tale da non interferire con gli anticorpi forniti dalla madre, ma capace di stimolare le difese ‘attive’ del nostro piccolo amico.

La vaccinazione risulta così essere un importante componente nelle pratiche mediche preventive essenziali per la salute dell’animale.

La vaccinazione dovrà essere effettuata da un medico veterinario che potrà garantire il buono stato di salute del cucciolo e la non presenza di malattie concomitanti, inclusi i parassiti intestinali, condizioni fondamentali per assicurare una buona e duratura risposta anticorpale, ma soprattutto tali da prevenire effetti collaterali secondari indesiderati.

I principali parassiti intestinali sono rappresentati da vermi intestinali che causano disturbi gastroenterici di varia intensità gravi soprattutto nei cuccioli in quanto possono predisporre a malattie infettive o alterare un normale sviluppo muscolo-scheletrico.

Sono proprio i cuccioli gli ospiti più comuni, in quanto si possono infestare tramite la madre prima della nascita o durante l’allattamento, oppure tramite l’ambiente.

I più comuni parassiti sono rappresentati da vermi tondi (ascaridi, tricuridi, anchilostomi) vermi piatti (dipylidium) e protozoi (giardia, coccidi).

In tutti i cani il protocollo di base prevede l’immunizzazione verso il virus del cimurro (morbillivirus responsabile di segni respiratori e neurologici),virus dell’epatite (adenovirus tipo 1 con predilezione all’apparato gastro-intestinale), parvovirosi (parvovirus responsabile di una grave forma gastro-intestinale), parainfluenza (adenovirus tipo 2 che in associazione ad altri agenti patogeni è responsabile della c.d. tosse dei canili o tracheobronchite infettiva) e leptospirosi (infezioni sostenute da batteri del genere leptospira ad interessamento renale e gastro-intestinale).

Si rammenta inoltre che il vaccino per la rabbia è obbligatorio in determinate circostanze come viaggi all’estero e partecipazioni a manifestazioni feline e canine.

Le vaccinazioni vengono registrate su un apposito libretto dove viene riportato il tipo di vaccino, la serie dello stesso, la data di somministrazione e anche quella di richiamo. Questo libretto, timbrato e firmato dal proprio medico, rappresenterà la storia vaccinale-clinica del cane e del gatto e dovrà essere sempre portato alle visite successive, oltre che seguire il nostro compagno durante i viaggi della sua famiglia adottiva o durante il suo soggiorno in pensione.

Il protocollo vaccinale prevede almeno due vaccinazioni complete,distanti tra loro di circa 20 gg,a partire dai 2 mesi di età del cucciolo. Questo risulterà comunque totalmente coperto dopo circa 2 settimane dalla seconda somministrazione. Per mantenere la protezione vaccinale sarà opportuno ripetere una stimolazione annuale affinché vi sia un’alta concentrazione di anticorpi attivi capaci di difenderlo dai virus presenti in natura.

La vaccinazione del gatto

Considerando che il nuovo arrivo avrà circa sette/otto settimane di vita, bisogna tenere conto che non è ancora completamente protetto verso molte malattie infettive ed è quindi importante fare attenzione ai rapporti con altri animali.

La madre, tramite il colostro, fornisce al cucciolo una protezione verso molte malattie infettive, però questi anticorpi “passivi” tendono a diminuire nei primi mesi di vita. Per questo è importante programmare un protocollo vaccinale che inizi intorno al secondo mese di età, in maniera tale da non interferire con gli anticorpi forniti dalla madre, ma capace di stimolare le difese “attive” del nostro piccolo amico.

La vaccinazione risulta così essere un importante componente nelle pratiche mediche preventive essenziali per la salute dell’animale.

La vaccinazione dovrà essere effettuata da un medico veterinario che potrà garantire il buono stato di salute del cucciolo e la non presenza di malattie concomitanti, inclusi i parassiti intestinali, condizioni fondamentali per assicurare una buona e duratura risposta anticorpale, ma soprattutto tali da prevenire effetti collaterali secondari indesiderati.

In tutti i gatti il protocollo di base prevede la copertura nei confronti di herpes virus (responsabile della rinotracheite infettiva), Feline calici virus (responsabile della calicivirosi) e virus della panleucopenia felina (responsabile di una forma gastrointestinale) mentre in soggetti che vivono anche all’aperto si raccomanda la protezione verso il virus della leucemia felina (responsabile di una grave forma di immunosoppressione che predispone anche a forme linfoidi maligne) e la chlamydophila felis (responsabile di una forma congiuntivale e respiratoria detta clamidiosi).

I principali parassiti intestinali sono rappresentati da vermi intestinali che causano disturbi gastroenterici di varia intensità gravi soprattutto nei cuccioli in quanto possono predisporre a malattie infettive o alterare un normale sviluppo muscolo-scheletrico.

Sono proprio i cuccioli gli ospiti più comuni, in quanto si possono infestare tramite la madre prima della nascita o durante l’allattamento, oppure tramite l’ambiente.

I più comuni parassiti sono rappresentati da vermi tondi (ascaridi, tricuridi, anchilostomi) vermi piatti (dipylidium) e protozoi (giardia, coccidi).

VIAGGI

Quando si programma di viaggiare con i propri amici è buona norma organizzarsi in anticipo sia per contattare i gestori che accettano gli animali sia per adempiere agli obblighi previsti dalla regolamentazione sanitaria nazionale e locale. Inoltre se viaggiamo con aerei, treni o navi ricordarsi sempre di informarsi sui vari regolamenti che possono variare da compagnia a compagnia.

In linea generale è necessario il libretto delle vaccinazioni, talvolta accompagnato da un certificato di buona salute e, dove richiesto, un certificato di vaccinazione antirabbico. Se partiamo per l’estero sono obbligatori l’identificazione del proprio pet (cane gatto furetto) tramite microchip ed il possesso di un passaporto rilasciato dai servizi sanitari locali.

Ricordatevi che non tutti i paesi stranieri hanno le stesse regole: alcuni per esempio prevedono ancora la quarantena (es. Australia, Giappone..), per altri è necessario un prelievo di sangue per la titolazione anticorpi antirabbia da effettuare sei mesi prima (es. Inghilterra, Svezia..). Per quanto riguarda i paesi extracomunitari si consiglia di prendere informazioni sulle norme sanitarie direttamente dai rispettivi consolati.

Per gli spostamenti con la propria macchina è importante abituare il proprio animale prima di effettuare lunghi percorsi. Per stabilizzare l’apprendimento è bene effettuare un breve viaggio in automobile almeno una volta alla settimana soprattutto nei primi sei mesi di vita. Per aiutare la tranquillità esistono in commercio formulazioni a base di feromoni appaganti che riducono lo stress del proprio animale. Nei casi di estrema agitazione esistono farmaci, appartenenti alla famiglia dei tranquillanti, da poter somministrare poco prima della partenza. Comunque tutti questi prodotti devono essere valutati e prescritti dal veterinario che, dopo aver visitato il cane o gatto, deciderà sulle varie possibilità, in relazione alle varie situazioni cliniche (età, stato di salute, durata del viaggio, ecc.).

PARASSITI ESTERNI

Fin dai primi mesi di vita i nostri amici possono essere infestati da parassiti esterni come pulci, acari, zecche, pidocchi e funghi della pelle (micosi).

Questi piccoli parassiti oltre ad essere fastidiosi possono determinare malattie di varia intensità: ad esempio le pulci sono responsabili di una forma di irritazione cutanea denominata DAP (dermatite da allergia alle pulci), della trasmissione della tenia e, nel gatto, di una grave forma di anemia portata da un batterio (haemobartonellosi).

Le principali malattie trasmesse da zecche sono rappresentate dalla babesiosi, borrelliosi (malattia di lyme), erlichiosi, richettsiosi responsabili di gravi e subdoli quadri clinici.

Risulta quindi importante una adeguata lotta ai parassiti esterni per prevenire l’insorgenza di malattie.

Consultare il proprio veterinario per l’antiparassitario più adeguato per il vostro animale.

LEISHMANIA

La Leishmaniosi è una malattia purtroppo molto presente nella nostra città e nei dintorni oltreché in molte altre zone d’Italia.

Pur essendo una malattia tropicale dell’uomo, in realtà alle nostre latitudini colpisce prevalentemente i cani.

La trasmissione avviene attraverso la puntura di un “flebotomo”, una piccola zanzara che nelle nostre zone viene più semplicemente chiamata “Pappatacio”.

Quando uno di tali insetti punge il cane (più spesso sul tartufo ed in altre zone con poco pelo), prima di iniziare a succhiare il sangue, inietta una saliva anticoagulante all’interno della quale sono anche presenti le forme “larvali” della Leishmania.

Non necessariamente il cane si ammalerà subito, infatti a volte possono passare anche svariati mesi prima che la malattia inizi a manifestarsi.

Generalmente vengono distinte due forme di Leishmaniosi: una forma cutanea ed una renale.

Nel primo caso i sintomi possono essere molteplici: dimagramento, riduzione delle masse muscolari della testa, aumento di volume generalizzato dei linfonodi, diradamento del pelo (soprattutto sulle palpebre e sulla schiena), comparsa di forfora a scaglie piuttosto grosse, epistassi (sangue dal naso), onicogrifosi (allungamento eccessivo delle unghie), piaghe cutanee con scarsa tendenza alla cicatrizzazione, tartufo screpolato.

Tali sintomi possono però anche non presentarsi tutti insieme, o addiritttura non presentarsi affatto.

La forma renale è molto più grave perché determina una insufficienza renale acuta, caratterizzata in genere da improvviso aumento della sete, perdita di appetito, vomito, talvolta aumento della quantità di urina prodotta, a volte invece, al contrario, una drastica diminuzione.

Rapidissima disidratazione, ipotermia e coma uremico sono gli ultimi stadi di tale forma di Leishmania.

Di fatto la diagnosi viene effettuata soltanto con degli esami di laboratorio; generalmente tramite un prelievo di sangue si riesce a diagnosticare la “sieropositività” di un cane dopo che è stato punto, anche se ancora è completamente asintomatico.

Consigli utili per ridurre i rischi di contatto con il parassita:

1) Farli dormire in casa o in canili protetti da zanzariere, visto che in genere i pappataci pungono più che altro la notte.

2) Usare sul pelo dei prodotti specifici ad azione insetto-repellente, in maniera da diminuire le possibilità che possano essere punti dalle zanzare.

3) Effettuare almeno una volta l’anno il controllo del sangue per sapere se il cane è stato contagiato.

Nella sfortunata ipotesi che il vostro amico risultasse “positivo” al test, sarà utile effettuare un secondo prelievo di sangue, per valutare se la malattia ha già iniziato a manifestarsi alterando in maniera caratteristica alcuni parametri ematici.

Se così fosse, sarà il Medico a consigliarvi se e quali terapie effettuare, in maniera da curare in modo efficace il soggetto colpito.

Tra l’altro è utile ricordare che la Leishmania è una malattia curabile, ma difficilmente guaribile, ciò nonostante sono tantissimi i cani che, seppur positivi, riescono a condurre una vita pressoché normale.

FILARIOSI

In Italia la Filariosi è una malattia dei cani anche se può interessare anche il gatto e il furetto.

Si tratta di una malattia trasmessa dalla comune zanzara.

Quando una zanzara punge un cane malato di Filariosi e ne succhia il sangue, aspira anche alcune larve microscopiche che si trovano nel circolo ematico. Dopo alcuni giorni tali larve sono trasferite nelle ghiandole salivari della zanzara ed in grado di contagiare nuovi “ospiti” che verranno punti da tale insetto.

Dopo circa 3-6 giorni tali larve maturano nel derma del cane dove sono state iniettate ed iniziano a migrare verso il cuore ed i polmoni attraverso i capillari sanguigni; lì si trasformano ulteriormente in circa 35-40 giorni e diventano adulte.

Il parassita adulto è un verme biancastro a sezione rotonda, sottile, ma lungo fino a 30 cm che si annida insieme ad altri suoi simili dentro l’atrio destro del cuore, vene polmonari e vena cava, formando delle vere e proprie “matasse” che possono ostacolare il normale flusso sanguigno intracardiaco.

Il sintomo più classico dei soggetti colpiti è rappresentato da fiacchezza; in casi gravi si può arrivare ad avere gravi segni di scompenso cardiaco quali dispnea, edema, ascite ed aritmie cardiache.

Per fortuna esiste la possibilità di proteggere i nostri amici quadrupedi da tale grave malattia, effettuando una corretta profilassi farmacologica a base di sostanze che, somministrate regolarmente, riescono ad uccidere le larve iniettate dalle zanzare, prima che si trasformino in parassiti adulti.

Per tali profilassi, però, è importante la precisione nella somministrazione da parte del proprietario, in maniera tale da essere sempre sicuri che i farmaci siano attivi PRIMA che i parassiti abbiano colonizzato il cuore.

Nella disgraziata ipotesi che un cane si ammali di filariosi, esistono comunque cure che sono in grado di farlo guarire al 100 %, ma bisogna sapere che esse non sono comunque esenti da rischi: i farmaci (iniettabili) che servono ad uccidere questi vermi annidati dentro al cuore, devono essere preceduti da una corretta terapia anticoagulante e seguiti da un periodo di riposo assoluto di almeno un mese per evitare che, una volta morti, porzioni di parassiti vengano trasportate nel circolo sanguigno determinando fenomeni tromboembolici anche letali.

Concludendo, vi consigliamo di effettuare un controllo del sangue almeno una volta l’anno e la profilassi per tutta la durata del periodo delle “zanzare”, che in genere va da marzo a novembre; se però abitate in zone a rischio zanzare anche nei mesi più freddi, non esitate a prolungare la profilassi per tutto l’anno.

LA PROCESSIONARIA

Nei mesi primaverili capita purtroppo spesso nei nostri ambulatori di dover gestire danni anche gravi alla lingua ed a tutta la mucosa buccale di cani che hanno leccato, o semplicemente toccato col muso, bruchi pelosi chiamati “PROCESSIONARIE”.

I nidi di questi pericolosi bruchi sono dei grossi bozzoli setosi di colore bianco come dei batuffoli di cotone, simili per forma a dei fiaschi la cui parte slargata può raggiungere il diametro di 30-40 cm, appesi agli apici di alcune conifere (prevalentemente pini, ma spesso anche cipressi e abeti) o in prossimità della biforcazione dei rami nelle piante di quercia.

Questi nidi sono costruiti dai bruchi di una farfalla notturna appartenente ai Notodontidi, comunemente conosciuta come "Processionaria", per il modo di procedere fuori del nido delle proprie larve.

Nelle nostre zone esiste la processionaria della quercia (Thaumetopoea processionea) e la processionaria del pino (Thaumetopoea pityocampa).

Questi bruchi molto pelosi, quando escono dal nido, si dispongono in fila Indiana, in modo che la testa dell’uno venga a contatto con l’addome di quello che lo precede, raggiungendo così processioni lunghe parecchi metri.

I nostri cani sono spesso incuriositi da questi bruchi, ma quando disgraziatamente ne sfiorano i peli urticanti con la lingua cominciano immediatamente ad avere una imponente scialorrea (sbavano intensamente), a manifestare un forte disagio ed a volte iniziano a vomitare.

La lingua inizia immediatamente ad arrossarsi ed a gonfiare vistosamente, addirittura se il bruco è stato preso completamente in bocca si possono notare anche estese aree “ustionate”.

Se possibile bisognerebbe sciacquare immediatamente ed abbondantemente con acqua corrente fredda la bocca e la lingua, in maniera da eliminare eventuali residui dei peli urticanti ancora in grado di continuare ad irritare la mucosa.

Ovviamente il soggetto colpito deve esser portato immediatamente presso il veterinario per poter effettuare rapidamente le cure più adatte.

C’è da dire che purtroppo i danni che tali bruchi fanno sulla lingua sono a volte gravissimi, tanto da mandarne in necrosi estese porzioni che, nei giorni successivi, possono cadere da sole o devono essere trattate chirurgicamente.

Anche per le persone tali bruchi possono essere pericolosi, infatti chi incautamente tocca questi bruchi o maneggia i loro nidi, nei quali possono trovarsi immagazzinate spoglie, peli e frammenti di peli dei bruchi, si accorge subito della loro proprietà urticante.

I danni provocati dalla penetrazione dei peli nella nostra cute possono essere modesti o assumere notevole gravità.

Nella pelle dove si infiggono le setole o i loro frammenti, insorge un molestissimo eritema papuloso fortemente pruriginoso che può scomparire dopo qualche giorno; mentre conseguenze più gravi si hanno quando i peli o frammenti di essi, giungono a contatto con l’occhio, la mucosa nasale, la bocca o peggio ancora quando penetrano nelle vie respiratorie e digestive.

i bruchi non devono essere mai toccati, né i loro nidi aperti; anzi, si suggerisce, una volta avvistati, allontanarsi immediatamente dalle piante infestate.
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